Il Papa a Barbiana nel ricordo di don Milani

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Il Papa a Barbiana nel ricordo di don Milani

"Di qui - ha detto ancora papa Francesco - il suo dedicarsi completamente alla scuola, con un scelta che qui a Barbiana egli attuerà in maniera ancora più radicale". Al suo arrivo è stato accolto dall'arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, e dal sindaco di Vicchio, Roberto Izzo.

"Cari fratelli e sorelle_esordisce il Papa_ sono venuto a Barbiana per rendere omaggio alla memoria di un sacerdote che ha testimoniato come nel dono di sé a Cristo si incontrano i fratelli nelle loro necessità e li si serve, perché sia difesa e promossa la loro dignità di persone, con la stessa donazione di sé che Gesù ci ha mostrato, fino alla croce".

Mi rallegro di incontrare qui coloro che furono a suo tempo allievi di don Lorenzo Milani, alcuni nella scuola popolare di San Donato a Calenzano, altri qui nella scuola di Barbiana.

Colpisce che il tratto che viene fuori è quello di un don Lorenzo ubbidiente, che accetta il trasferimento a Barbiana, per avere "nuovi figli", che pensa lì di "ridare ai poveri la parola perché senza la parola non c'è dignità e quindi neanche libertà e giustizia". Per Francesco "è la parola che potrà aprire la strada alla piena cittadinanza nella società, mediante il lavoro, e alla piena appartenenza alla Chiesa, con una fede consapevole". Di quella piena umanizzazione che rivendichiamo per ogni persona su questa terra, accanto al pane, alla casa, al lavoro, alla famiglia, fa parte anche il possesso della parola come strumento di libertà e di fraternità. Vorrei ringraziare tutti gli educatori che si pongono al servizio della crescita, la vostra è una missione d'amore. E l'invito è anche quello di "voler bene alla Chiesa, come le volle bene lui, con la schiettezza e la verità che possono creare anche tensioni, ma mai fratture, abbandoni", per questo la Chiesa va amata e fatta amare, mostrata "come madre premurosa di tutti, soprattutto dei più poveri e fragili, sia nella vita sociale sia in quella personale e religiosa". Ma la contingenza della storia ha voluto che fosse una cifra esatta, che servissero davvero 50 anni - don Milani è morto il 26 giugno del 1967 - perché un papa venisse quassù, a Barbiana - una Barbiana restaurata con la vasca azzurra come allora non era-, al margine del margine del mondo, nella parrocchia che doveva chiudere e che fu tenuta aperta per isolare un sacerdote che allora si diceva "scomodo" e che oggi papa Francesco dice esordendo al discorso di Bozzolo "ha lasciato una traccia luminosa". "Sortirne da soli è l'avarizia". In una lettera al Vescovo - ricorda Francesco - scrisse: 'Se lei non mi onora oggi con un qualsiasi atto solenne, tutto il mio apostolato apparirà come un fatto privato.Più santamente io tacevo e più scandalosa appariva la lontananza del vescovo dai poveri, dalla verità, dalla giustizia'. E conclude: "Il prete "trasparente e duro come un diamante" continua a trasmettere la luce di Dio sul cammino della Chiesa". Piovanelli e gli arcivescovi di Firenze, "oggi - ha detto - lo fa il vescovo di Roma", "ciò non cancella amarezze" "ma dice che la Chiesa riconosce in quella via un modo esemplare di servire il Vangelo".

Quelle ultime parole: "prendete e portate la fiaccola" sono l'abbraccio desiderato una vita.

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