Il legame del basso Lazio con i Casalesi nella relazione della Dia

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Il legame del basso Lazio con i Casalesi nella relazione della Dia

E' quanto emerge nella relazione della Direzione investigativa antimafia (Dia) riferita al secondo semestre del 2016. Dalle investigazioni è emerso come taluni soggetti, con precedenti di mafia, fossero stati soci o avessero rivestito importanti funzioni all'interno dell'Istituto di credito; fra questi, anche i membri di una famiglia sospettata di legami con esponenti di vertice della mafia trapanese. A Caserta - ad esempio - le indagini concluse nel periodo di riferimento hanno confermato il pressante controllo del territorio da parte delle organizzazioni criminali casertane, tanto da rendere superfluo il ricorso ad azioni violente per affermare la loro presenza.

In Toscana le mafie si mimetizzano, si infiltrano evitando di destare allarme sociale e puntano al business dei rifiuti e agli appalti pubblici. Si tende a giungere ad una posizione verticistica, di monopolio, in settori in cui viene garantita - rispetto alle grandi operazioni - una maggiore costanza di introiti, con apparentemente meno rischi e che soprattutto permetta il controllo del territorio (estorsioni random, anche al piccolo commerciante o la messa a posto di un imprenditore). La Dia di Trapani ha eseguito, nel secondo semestre 2016, significativi sequestri e confische per un valore complessivo di oltre 125 milioni di euro.

Nel Lazio, una menzione particolare merita il settore dei giochi e delle scommesse, anche questo di primario interesse del clan dei CASALESI. L'operazione, denominata "Imitation-game", aveva riguardato un'organizzazione criminale campano-laziale che, attraverso piattaforme informatiche non autorizzate, avrebbe aggirato la normativa di settore, omettendo il versamento di tributi all'erario. "Banda della Magliana" verso il settore degli stupefacenti, delle sale scommesse, del gioco d'azzardo e degli investimenti immobiliari. Una commissione coordinerebbe l'operato delle diverse famiglie mafiose, attraverso la composizione dei contrasti interni e l'individuazione delle strategie criminali di interesse generale.

Il principale ricercato mafioso dell'area, il boss Matteo Messina Denaro, "al di là della carica formale ricoperta quale capo mandamento di Castelvetrano e rappresentante provinciale di Trapani, è tuttora il leader più carismatico, ancora in libertà, dell'organizzazione mafiosa ( tutti i capi storici degli altri mandamenti della provincia sono, allo stato attuale, in carcere)".

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