Istat, nuova ricerca evidenzia il rischio povertà per un italiano su tre

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Istat, nuova ricerca evidenzia il rischio povertà per un italiano su tre

Secondo questi dati "nel 2016 si stima che le persone a maggior rischio di povertà o esclusione sociale vivano in famiglie di coppie con tre o più figli (46,1%), mono-genitore (38,8%) e in famiglie con cinque o più componenti (43,7%)". Tale peggioramento e' associato "a un incremento di tutti gli indicatori - spiega l'istituto - rischio di poverta' (+0,7 punti percentuali), grave deprivazione materiale (+0,6 punti percentuali) e bassa intensita' lavorativa (+1,1)". Al contrario, diminuiscono l'esposizione al rischio di poverta' o esclusione sociale (da 23,5% a 22,1%) e l'indicatore di bassa intensita' lavorativa (da 4,9% a 4,4%) tra coloro il cui reddito principale familiare e' costituito da lavoro dipendente.

Il Mezzogiorno resta l'area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015). Quelli messo peggio poi sono sempre gli stranieri: "Tra coloro che vivono in famiglie con almeno un cittadino non italiano il rischio di povertà o esclusione sociale è quasi il doppio (51,0%) rispetto a chi vive in famiglie di soli italiani (27,5%)".

E' aumentata anche la differenza di reddito tra i più benestanti e i più poveri: Istat segnala infatti "una significativa e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere d'acquisto delle famiglie" da associare però a "un aumento della disuguaglianza economica" oltre che al "rischio di povertà o esclusione sociale".

Secondo una recente indagine pubblicata dall'Istat, sono ben 18 milioni i cittadini del Belpaese in condizioni di disagio tanto marcate da far parlare non soltanto di povertà, ma anche di esclusione sociale. Il reddito netto medio annuo per famiglia, esclusi gli affitti figurativi, è pari a 29.988 euro, circa 2.500 euro al mese (+1,8% in termini nominali e +1,7% in termini di potere d'acquisto rispetto al 2014). Al Nord il rischio è minore, ma le cifre negative sono comunque in aumento. Se si calcola il valore mediano, ovvero il livello di reddito che separa il numero di famiglie in due metà uguali, si osserva che il 50% delle famiglie residenti in Italia ha percepito un reddito non superiore a 2.043 euro al mese. Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione. Distribuzioni di reddito più diseguali di quella italiana ci sono in altri paesi dell'area mediterranea, come Portogallo, Grecia e Spagna, mentre distribuzioni di reddito più eque ci sono in Slovacchia e in Slovenia, come pure in Repubblica ceca, Finlandia e Belgio. Il reddito mediano è in aumento al sud in misura quasi doppia in confronto a quella registrata a livello nazionale (+2,8% rispetto al 2014). L'indice di Gini arriva a 0,331, superando la media europea di 0,307.

Tuttavia, c'è chi sta peggio. I paesi dove i redditi sono in assoluto distribuiti in modo più diseguale sono Romania, Lituania e Bulgaria.

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