Özil e Gündogan fanno propaganda per Erdogan e in Germania è polemica

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Özil e Gündogan fanno propaganda per Erdogan e in Germania è polemica

L'episodio non è stato per nulla gradito in Germania, al punto che è intervenuta Angela Merkel.

Da due giorni in Germania non si parla d'altro. Ma Mesut Oezil e Ilkay Gundogan l'han fatta grossa. Da ieri in Germania sono violentissime le critiche piovute addosso a Ilkay Gündogan e Mesut Özil, rei di aver posato per alcune foto col presidente turco Erdogan. Per questo non è positivo che giocatori della nostra nazionale si facciano sfruttare per i suoi fini. I due giocatori sono stati immortalati con il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan. "Per il mio onorato presidente, con grande rispetto", ha scritto Gündogan con parole giudicate un sostegno a Erdogan che è candidato alla rielezione (si voterà il 24 giugno). Loew ha comunque dato atto ai due atleti "di aver fatto molto per l'integrazione" e li ha confermati nella lista preliminare dei 27 nomi della nazionale tedesca per i Mondiali di Russia.

Dopo le critiche scoppiate, Gündogan ha rilasciato una dichiarazione in cui ha difeso se stesso e Özil: "Dovremmo essere scortesi verso il presidente della patria delle nostre famiglie?" Particolarmente criticata è stata la dedica "al mio presidente" scritta sulla maglia da Gundogan al leader turco: "Il presidente di un giocatore della nazionale tedesca si chiama Frank-Walter Steinmeier e non Erdogan", ha detto Cem Ozdemir, ex leader dei Verdi, anche lui di origine turca, secondo cui i "campioni del calcio sono modelli per i nostri figli e non possono onorare un autocrate corrotto, che semina odio e nega i diritti democratici". Il centrocampista del Manchester City ha provato a giustificarsi, definendo il suo un "gesto di cortesia" di cittadini tedeschi giustificato dalle origini turche: "In nessun modo volevamo dare alle foto un significato politico, tantomeno far campagna in suo favore". Poi ha concluso: "Non era nostra intenzione fare una dichiarazione politica con questa immagine". Com'era da attendersi, la querelle non è rimasta in Germania.

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